1Q84, di Haruki Murakami

Due protagonisti alternano le loro vicende con capitoli intitolati a loro nome. La ragazza chiamata Aomame e il giovane Tengo vivono le loro storie parallele inizialmente prive di collegamento, anche se non bisognerà attendere a lungo prima di scoprire le relative connessioni.

1Q84 è un romanzo assai corposo ed è suddiviso in tre parti. Nell’edizione Einaudi, tradotta da Giorgio Amitrano, i libri 1 e 2 sono uniti in un solo volume mentre il libro 3 viene a formare un tomo a sé stante. Nei primi due libri i personaggi sono quelli di cui sopra, tuttavia nel terzo libro le vicende di Tengo e Aomame sono intervallate da capitoli intitolati a nome di un terzo personaggio, l’investigatore Ushikawa.

Quando ci si trova di fronte a opere di narrativa così lunghe, in cui viene superato il tetto delle mille pagine, ci si chiede come siano state riempite. In che modo Murakami riesce a tenere acceso il lume dell’interesse? Innanzitutto lo scrittore giapponese è un gran chiacchierone, ma solo perché ha effettivamente molte cose da dire. Chiunque di noi conoscerà almeno una persona dotata di una parlantina non indifferente. A volte si tratta di persone profondamente acculturate, magari professori, che ascolteremmo per ore se ne avessimo il tempo. Haruki Murakami è indubbiamente una persona di grande cultura, sensibile agli argomenti più disparati, e ha il pregio di essere un attivissimo pensatore. Uomo dalle mille passioni, accanito lettore e ascoltatore di musica, limitando l’uso delle descrizioni fisiche riesce ad approfondire qualsiasi personaggio nel migliore dei modi sia dal punto di vista biografico che caratteriale. Le sue “creature” parlano occasionalmente di vari argomenti culturali, spesso di origine occidentale o comunque non giapponesi, di portata internazionale, da Cechov alla Sinfoniettadi Janacek, da La ricerca del tempo perduto di Proust a La mia Africa di Karen Blixen fino ad arrivare a 1984  di George Orwell, opera alla quale si sarebbe ispirato il romanzo in esame, citata nel titolo e nelle sue stesse pagine senza che vi sia una vera e propria correlazione di fatto.

1Q84 ha un significato tutto suo. Segue la logica del cuore, non della ragione. Gli stessi personaggi agiscono in base alle emozioni. Nei primi due libri di quella che potremmo chiamare una trilogia, il romanzo funziona senza che siano fornite delucidazioni agli enigmi sollevati, così come una coppia innamorata si ama senza spiegare le forze che la tengono unita. Estrapolando le parole dello stesso Murakami possiamo dire che 1Q84 «ha implicazioni troppo profonde, difficili da interpretare». E le due lune che spuntano in cielo nel mondo non-parallelo di Tengo e Aomame non hanno una logica perché «la loro presenza ha sottratto la logica a tutte le cose». Persino parlare della trama non ha molto senso. Si apprezza la lettura se ci si lascia emozionare senza un perché.

A voler essere onesti, la narrativa illogico-emotiva di Murakami funziona meglio in Kafka sulla spiaggia e nelle prime due parti di questa trilogia, perché il libro 3 si dilunga troppo o perché lo stile ridondante finisce con l’assopire, o magari perché l’insensatezza raggiunge livelli da capogiro. Potremmo dire che il libro 3 di 1Q84  conclude male la trilogia: rallenta il ritmo invece di accelerare, dilata invece di stringere, perde intensità invece di aumentarla, allarga il cerchio invece di chiuderlo. Oppure no. Dipende dalla predisposizione di ognuno. O da quanti gatti abbiamo in casa.