Il pugno dell’uomo, di Davide Del Popolo Riolo

Secoli fa un saggio disse che la storia non si ripete mai, ma gli uomini si ripetono sempre. Io leggo negli eventi di questi ultimi mesi brutti segni. Vedo che la gente sta diventando sempre più impaurita. E un popolo impaurito può fare qualsiasi cosa.
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Quarta di copertina:
Un romanzo che affronta in modo originale l’ardita commistione di generi dal sapore steampunk-vittoriano con la hard science fiction e le problematiche connesse alla colonizzazione di mondi alieni, senza dimenticare che la Storia non manca mai di ripetersi, anche nelle più lontane società extra-umane. Grazie a una galleria di personaggi indimenticabili, che nulla hanno di scontato e nulla danno per scontato, il lettore si immerge in un viaggio picaresco ai confini del tempo e dello spazio, per scoprire che non c’è creatura più ambigua e pericolosa dell’Uomo, nell’universo conosciuto.
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Ogni volta che inizio un romanzo italiano di fantascienza i pregiudizi mi assalgono: a volte questi spariscono dopo poche pagine, altre volte rimangono. Anzi rafforzano i miei preconcetti. Con lo stato d’animo di sempre, guardingo e sospettoso, mi sono quindi avvicinato al romanzo firmato Davide Del Popolo Riolo, Il pugno dell’uomo (vincitore del premio Urania 2019).
All’inizio i dubbi stavano per avere il sopravvento. “Una copia, sebbene ben scritta, di Perdido Street Station di China Miéville… le stesse atmosfere alla Dickens… i “rifatti” in Miéville e i “cibridi” in Del Popolo… i soliti ammennicoli steampunk…”, questi alcuni dei miei primi pensieri. Qua e là alcune domande (apparentemente) lasciate inevase nella prima parte del romanzo, tipo: da dove arrivano gli inumani? Che ruolo giocano nella società della Città?
Poi, con il procedere della lettura, semplicemente la trama mi ha catturato, con il suo intreccio di storie, lo stile maturo e l’originale caratteristica di cambiare la narrazione in prima, seconda o terza persona in base al protagonista del capitolo; per non citare il finale, forse un po’ troppo veloce per i miei gusti ma comunque capace di cuocere la tanta carne messa sul fuoco e di lasciare filtrare alcuni elementi che potrebbero, un giorno, far tornare il lettore nell’universo della Città.
Davide Del Popolo Riolo (a destra) in compagnia di un fan durante una visita a Roma

La mia conoscenza della fantascienza nostrana non è tale da farmi dire se siamo di fronte a uno dei migliori romanzi italiani di questo genere degli ultimi venti anni (sebbene lo pensi). Però i riferimenti alla situazione mondiale che stiamo vivendo sono tanti e tali che, nonostante il libro sia stato pensato e scritto prima dello scatenarsi della pandemia di covid19, si può leggere Il pugno dell’uomo come un monito all’umanità, un avvertimento di ciò che rischiamo assumendo atteggiamenti miopi, dettati dall’irrazionalità e dalla paura per il futuro, nostro e dei nostri figli.

Tematiche a parte, posso comunque affermare, senza timore di essere contraddetto, che si tratta di un libro avvincente, assolutamente di fantascienza sebbene strizzi l’occhio al weird più moderno (in primis al lavoro di Miéville sopracitato), nel solco di una tradizione italiana che comunque, il sottoscritto lo riconosca o meno, ha saputo, e sa tuttora, sfornare ottimi libri.
Mi auguro che abbia il successo di pubblico che merita. Inutile dire che se mai avrò l’occasione di incontrare l’autore mi farò autografare la copia in mio possesso…
Buona lettura (mai augurio è stato così sincero)!
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Davide DEL POPOLO RIOLO, IL PUGNO DELL’UOMO, Mondadori Libri, collana Urania (#1684), 329 pp., 2020, prezzo di copertina 6,90 € (ebook 4,99)
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ps. apprezzo molto Franco Brambilla ma l’illustrazione in copertina, sebbene di per sè splendida, non mi convince granché (tutta colpa del fucile in primo piano)

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