La notte dei tempi, di René Barjavel

Quel che non esiste esiste.

(trad. di Claudia Romagnuolo e Anna Scalpelli)

 

Seconda di copertina:

Sotto il sole accecante dell’Antartide una spedizione francese, impegnata in rilevazioni di routine, s’imbatte per caso in una scoperta sensazionale: a 900 metri di profondità, intrappolati nella roccia, vengono rinvenuti i resti di una civiltà antichissima, primordiale, che pare aver posseduto conoscenze scientifiche futuristiche. Quando poi, da quel passato perduto, riemergono i corpi ibernati di un uomo e di una donna, la scoperta si trasforma in rivelazione. Ben presto i governi, le Nazioni unite e gli spettatori di tutto il mondo, incollati davanti ai notiziari, capiscono che in quelle lande desolate è in gioco il futuro dell’umanità. Capace di mescolare thriller e denuncia ecologica con una strabiliante inventiva affabulatoria, La notte dei tempi è un viaggio straordinario attraverso gli enigmi dell’amore e gli azzardi del progresso, una storia senza tempo intrisa della forza dei grandi miti di fondazione delle civiltà. Con questo romanzo pubblicato all’inizio del 1968 – che già prefigura i moti del Maggio francese – René Barjavel è entrato di prepotenza nell’olimpo dei maestri della fantascienza mondiale.

 

Nella produzione di René Barjavel (1911-1985) un posto di rilievo spetta al romanzo La notte dei tempi (La nuit des temps, 1968). Il grande successo in Francia e all’estero di questo libro è testimoniato anche dalle numerose edizioni: nel nostro paese la prima è del 1975, la seconda del 2006 (entrambe da parte dell’Editrice Nord, con traduzione di Paulette Peroni) mentre la terza, recentissima, è del luglio 2020. Per quest’ultima dobbiamo ringraziare la casa editrice L’orma che si è impegnata in una nuova versione italiana, a cura di Claudia Romagnuolo e Anna Scalpelli, nell’ambito di un progetto che prevede la pubblicazione delle opere principali dell’autore transalpino.

Seguendo il solco tracciato prima di lui da altri scrittori del fantastico, Barjavel pone al centro della storia la scoperta, sotto i ghiacci dell’Antartide, di una civiltà vecchia di quasi un milione di anni. Tra i resti si cela un gigantesco uovo d’oro al cui interno sopravvivono, in animazione sospesa, gli ultimi due individui di una razza umana antidiluviana, un uomo e, soprattutto, una donna dal fascino irresistibile. Ma più della bellezza femminile è il segreto di una rivoluzionaria tecnologia, capace di trasformare l’energia in materia, che rischia di destabilizzare il nostro mondo.

Al di là delle vicende dei vari protagonisti, antichi e moderni, quello che emerge è l’epopea del genere umano che, nel suo cammino fatto di ascesa, apogeo e caduta, segue un percorso ciclico. I fasti così come le tragedie sembrano destinati a ripetersi con il trascorrere dei millenni.

La notte dei tempi non è il primo romanzo di Barjavel dove compare una fine del mondo apocalittica: come nel precedente Sfacelo (Ravage, 1943), forte è il messaggio ambientalista, con il quale lo scrittore francese esprime la propria avversione all’uso senza freni della tecnologia e contesta una società sempre più alienante. Da questo punto di vista l’opera, scritta tra il 1966 e il 1968 e pubblicata subito prima del celebre maggio francese, è sicuramente figlia del proprio tempo ma rispecchia altresì la fedeltà di Barjavel ai valori e alle idee di una vita.

Tenendo in mente questa avvertenza, il romanzo va quindi letto e apprezzato come un esempio di fantascienza dal forte contenuto ideologico, specchio delle inquietudini di quei decenni che, in gran parte, sono percepite ancora oggi.

 

René BARJAVEL, LA NOTTE DEI TEMPI (La nuit des temps, 1968), trad. di Claudia Romagnuolo e Anna Scalpelli, L’orma editore, collana Kreuzville Aleph, 287 pp., 2020, prezzo di copertina € 20,00.

 

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