Profilo di Thomas M. Disch

Esisto, privo d’istinti, quasi senza immagini; e non ho più uno scopo. Non assomiglio a niente. Il veleno non ha due effetti distinti, Genio e Morte, ma uno solo. Dategli il nome che volete.
CAMPO ARCHIMEDE (Camp Concentration, 1968)
Eccomi alle prese con un (grande) autore forse troppo misconosciuto e trascurato ai nostri giorni nonostante la validità dei suoi scritti, non di facile lettura e non per tutti: Thomas M. Disch (2 febbraio 1940 – 4 luglio 2008).
Americano, cresciuto nel Minnesota, prima di diventare scrittore a tempo pieno negli anni ’60 vive anche a New York dove lavora in banca e per un’agenzia pubblicitaria. In seguito trascorre diversi anni anche in Gran Bretagna, Turchia, Italia e Messico, paesi in cui ambienta diversi racconti, collabora con Charles Naylor, altro autore e editore, dal 1969 fino alla morte di quest’ultimo nel 2005.
Debutta in campo SF col racconto The Double Timer nell’ottobre del 1962 per la rivista Fantastic. Gran parte della sua prima produzione appare nell’antologia 102 BOMBE H (One Hundred and Two H Bombs, and Other Science Fiction Stories, 1966) e in White Fang Goes Dingo and Other Funny SF Stories (1971), che però presenta parte del materiale della precedente raccolta. Il racconto White Fang Goes Dingo (1965) verrà espanso nel 1966 diventando il suo secondo romanzo, UMANITA’ AL GUINZAGLIO (Mankind Under the Leash), con una variante dal titolo Puppies of Terra del 1978. Nel romanzo gli alieni si impossessano del nostro pianeta e rendono animaletti da compagnia gli esseri umani per ragioni estetiche. White Fang, il protagonista, scaccia gli alieni, ma manterrà un atteggiamento piuttosto ambiguo nei confronti della sua esperienza da schiavo.
Il suo primo romanzo è invece GOMORRA E DINTORNI (The Genocides, 1965), un’opera davvero notevole, in cui questa volta gli alieni manipolano la Terra, noncuranti e indifferenti ad ogni valore umano, una caratteristica particolare e significativa della narrativa di Disch, questa indifferenza gelida da parte della società o dell’universo, un modo di approccio ai Primi Contatti fondamentalmente diverso da quello classico della SF americana, in quel periodo in genere portata a una visione più ottimistica del comportamento del genere umano. Nel romanzo gli alieni inseminano il pianeta con gigantesche piante, trasformandolo in una piantagione per i loro fini agricoli e rendendolo sempre più inospitale per la vita umana. Quando gli uomini provano a ribellarsi, gli alieni li trattano semplicemente come parassiti, con una conclusione tra le più agghiaccianti nella storia della SF sinora pubblicata negli Stati Uniti.
TERRA ALL’INFINITO (Echo Round His Bones, 1967) è un’opera minore che tratta della trasmissione, penetrazione e duplicazione della materia.
Ma è col quarto romanzo che arriviamo ai vertici della sua narrativa, uscito come il precedente su New Worlds, attesta la sua maggiore vicinanza alla SF britannica piuttosto che a quella americana, è lo stupendo CAMPO ARCHIMEDE (Camp Concentration, 1968). Scritto come un resoconto giornalistico del protagonista narra la drammatica esperienza ambientata in un vicino futuro, in un particolare campo di concentramento dove agli internati viene somministrata la Pallidina, una potente forma di droga che aumenta notevolmente l’intelligenza umana, ma ha il tremendo effetto collaterale di provocare la morte dopo alcuni mesi a causa dello sviluppo di una nuova forma di sifilide. Il protagonista comprende a quale spaventosa forma di autodistruzione venga sottoposto coi compagni, imprigionato tra la meraviglia della conquista di un’intelligenza superiore e la consapevolezza di quello che gli costerà alla fine. L’opera presenta evidenti analogie con il Doctor Faustus(1947) di Thomas Mann. In Australia vince un premio Ditmar.
I lavori successivi sono di tono più leggero, sempre nel 1968 esce Black Alice, scritto con John Sladek sotto lo pseudonimo Thom Demijohn, non di SF, è un thriller in stile black comedy. Nel 1969 scrive The Prisoner (come The Prisoner: I Am Not a Number! del 1992) collegato alla mitica serie tv inglese IL PRIGIONIERO del 1967.
I racconti del periodo attorno alla pubblicazione di CAMPO ARCHIMEDE sono presenti nelle antologie LA SIGNORA DEGLI SCARAFAGGI (1) (Under Compulsion, 1968 Fun with Your New Head, 1971) e LA SIGNORA DEGLI SCARAFAGGI (2) (Getting into Death: The Best Short Stories of Thomas M.Disch, 1973).
Da ricordare il suo più famoso racconto breve, RIVA D’ASIA (Asian Shore, 1970), presente in una delle raccolte appena citate, che racconta della trasformazione di un borghese degli Stati Uniti dell’Ovest in un turco con famiglia della classe più bassa, attraverso un processo di possessione.
Col passare degli anni Disch tende nei suoi migliori lavori ad usare sempre più molte componenti SF come sfondo per i suoi protagonisti, che spesso risultano coinvolti, con minore o maggiore successo, nella creazione dell’Arte, e lui stesso si applica con impegno nello studio degli artisti e del mondo che li circonda e li forma, come dimostrato dal contrasto sulla già citata RIVA D’ASIA e il più tardo The White Men (2004).
A partire dagli anni ’60scrive e pubblica molte opere di poesia, in genere col nome di Tom Disch, tanto che per molti lettori è un poeta con un interesse secondario nella SF.
Negli anni ’70 insieme a Naylor cura svariate antologie a tema col contributo di diversi scrittori.
Il 1972 è l’anno di uscita del notevole 334 (334), non un vero romanzo, ma una raccolta di storie tra loro strettamente collegate, ambientata in una Manhattan degradata di un vicino futuro, 334 è appunto l’indirizzo (334 East 11th Street) di un edificio con appartamenti e 3, 3 e 4 sono anche la base aritmetica per lo stile e le proporzioni del testo. Le vicende narrate nel testo ci parlano dei problemi sociali in una New York del 2025, dove la vita diventa sempre più difficoltosa e le autorità trattano i cittadini in modo non molto differente e migliore degli alieni di precedente memoria. Il libro descrive soprattutto i tentativi di strategie messi in atto, con vari gradi di successo o meno, dai numerosi protagonisti per sopravvivere in queste condizioni ambientali degradate.
LE ALI DELLA MENTE (On Wings of Song, 1979), che vince il John W.Campbell Memorial Award del 1980, è in modo simile ambientato in una New York del futuro prossimo, che parla delle glorie e delle miserie di un artista fallito (un cantante) in un mondo portato allo stato di barbarie dalle scarsità materiali e dalla povertà spirituale. Dopo quest’opera, ritenuta da molti la sua migliore, Disch inizia a diradare la sua produzione di SF. Dopo che già nel 1966 con John Sladek aveva scritto un romanzo gotico, The House that Fear Built, come Cassandra Knye, pubblica un altro gotico, Clara Reeve nel 1975, come Leonie Hargrave. Escono anche due antologie, Fundamental Disch (1980) e The Man Who Had No Idea (1982). Si dedica anche al sovrannaturale e all’horror, con una quadrilogia dedicata a un Minnesota appunto sovrannaturale, che parte con The Businessman: A Tale of Terror (1984), un intricato romanzo metafisico nel quale il poeta John Berryman risorge come uno zombie dopo essersi suicidato. Seguono IL TAUMATURGO (The MD: A Horror Story, 1991) storia sovrannaturale in cui in un vicino futuro una pandemia più mortale dell’AIDS devasta il mondo, IL PRETE (The Priest: A Gothic Romance, 1994), che descrive in modo satirico le ipocrisie sessuali e le ossessioni della Chiesa Romana cattolica e LA STREGA (The Sub: A Study in Witchcraft, 1999).
Il racconto The White Men(2004) parla di una ragazza somala a Minneapolis che progressivamente realizza che i bianchi sono a tutti gli effetti dei vampiri. IL BRAVO PICCOLO TOSTAPANE: UNA FAVOLA PER ELETTRODOMESTICI (The Brave Little Toaster: A Bedtime Story for Small Appliances, 1980), uno juvenile, diventerà un cartone animato Disney con il medesimo titolo nel 1987 e il suo seguito The Brave Little Toaster Goes to Mars (1988) seguirà la stessa sorte nel 1998.
Disch scrive anche due commedie, Ben Hur (1989) e The Cardinal Detoxes (1990), e quest’ultima gli attirerà gli strali della Chiesa Cattolica.
Il progressivo scollamento dalla SF dopo il 1980 fu probabilmente dovuto anche alla poco entusiastica risposta degli appassionati del genere, la sua lontananza dai cosiddetti canoni classici fantascientifici non era gradita da molti, anche se Disch si rivelò uno dei migliori e più raffinati autori di SF moderna. Nonostante questa freddezza da parte di una fetta di lettori, scrive due importanti testi non di narrativa, The Dreams Our Stuff is Made Off: How Science Fiction Conquered the World (1998), che riceve un Hugo e un Locus e On SF(2005), raccolta di saggi.
Le sue ultime opere sono The Word of God; Or, Holy Writ Rewritten (2008) e la sequenza dei romanzi del Proteus, che comprende The Voyage of the Proteus: An Eyewitness Account of the End of the World (2007) e Proteus Sails Again: Further Adventures at the End of the World (2008). Nel primo una versione dello stesso autore viene trasportata nella Grecia antica e nel secondo, sempre l’autore, aiutato da un Socrate ressurretto, tenta di fronteggiare le sue ultime ore in una New York apocalittica.
Disch si suicida tragicamente nel giorno del 4 luglio 2008, una triste fine per uno scrittore intelligente e genuinamente sui generis, che con la sua opera ha nobilitato la SF, andando contro gli spesso stantii cliché del genere, uno scrittore che io consiglio caldamente di leggere e che, se avete notato i tanti, troppi, titoli in inglese, ha ancora molto di non tradotto in italiano e che meriterebbe adeguate ristampe e un suo giusto posto sugli scaffali delle librerie, dove invece brilla per la sua mancanza.
Di quello che può essere terribile, sappiamo poco. Molto di ciò che è bello dobbiamo ancora scoprirlo. Continuiamo a salpare verso l’orizzonte.
CAMPO ARCHIMEDE (Camp Concentration, 1968)